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Rappresentazione di come potrebbe apparire il marchio Cybervehicle

Quando Tesla ha presentato il suo Robotaxi dedicato a 2 posti, il nome Cybercab sembrava una scelta naturale. Tesla ha ora depositato le domande di marchio per "Cybercar" e "Cybervehicle", ma non lo sta facendo per rinominare il prodotto.

Come ha osservato Elon Musk durante la conference call sui risultati del Q4 2025, i marchi "Cybercar" e "Cybervehicle" hanno lo scopo di fare più che proteggere i brand; sono pensati per offrire un modo di aggirare le normative comunali sui taxi.

Evitare la trappola

La parola “Cab” porta con sé secoli di vincoli normativi. In città come New York o Londra, chiamare un veicolo cab fa scattare requisiti normativi specifici, dai sistemi di medaglione obbligatori alle tariffe negoziate con i sindacati. Quei sistemi erano stati concepiti per limitare il numero di veicoli e mantenere il controllo municipale sui taxi del XX secolo.

Registrando marchi che non usano la parola cab, Tesla punta a evitare ulteriori regolamentazioni e a preservare la possibilità di operare su larga scala. Se una città prova a bloccare il Cybercab per mancanza di un medaglione tradizionale, Tesla può invece mettere in servizio un "Cybercar" o un "Cybervehicle".

Questo approccio consente a un veicolo privato per passeggeri sulla rete autonoma di Tesla di aggirare le regole rigide e centenarie promosse dagli interessi dei taxi.

Durante la conference call sui risultati del Q4, Elon ha confermato che i due nomi alternativi erano una risposta diretta a regole obsolete legate alla parola taxi. Cybercab resterà il brand principale, mentre le alternative esistono per evitare che l’azienda resti impigliata nella burocrazia.

Autovettura privata e scappatoia normativa federale

Il nome "Cybercar" riflette anche il duplice ruolo del veicolo. A differenza dei taxi tradizionali, che sono di proprietà di flotte e guidati da dipendenti, Tesla prevede di consentire a veicoli autonomi di proprietà individuale di entrare nella rete Tesla Robotaxi.

Un Cybercar può essere trattato come un bene privato che offre anche un servizio, in modo simile a come un Airbnb è una casa privata e non un hotel commerciale. Questa distinzione consente a Tesla di sostenere che questi veicoli rientrano nei quadri normativi federali per il settore automobilistico anziché nei regolamenti comunali sui taxi.

Cybervehicle come termine ombrello

Se "Cybercar" punta al lato retail, il marchio "Cybervehicle" funge da termine ombrello. Definendoli Cybervehicle, Tesla allinea la propria documentazione ai recenti standard per la definizione dei servizi di trasporto con veicoli autonomi stabiliti sia dalla NHTSA sia dalla UNECE. Questo approccio soddisfa i regolatori che si concentrano sui requisiti di sicurezza e sulla credibilità dei test, piuttosto che sui tassametri e sui medaglioni.

In definitiva, l’hardware resta lo stesso, ma il nome sarà quello necessario per far circolare l’auto su strada.